Caso Regeni, perquisita l’abitazione della professoressa Maha Abdel Rahman

By | 10 Gennaio 2018

Dopo oltre due anni di trattative internazionali e intoppi burocratici, ieri finalmente le indagini sul caso Regeni hanno potuto arricchirsi di un nuovo – auspicabilmente fondamentale – tassello.

Il pm della Procura di Roma Sergio Colaiocco ha infatti potuto ascoltare per la prima volta Maha Abdel Rahman, tutor di Regeni durante i suoi studi di dottorato e coordinatrice del progetto che l’ha portato a trovare la morte in Egitto. L’interrogatorio è avvenuto nella giornata di ieri, in un ufficio dell’Università di Cambridge.

Insieme al pm erano presenti un funzionario dello Sco, un ufficiale del Ros dei carabinieri e alcuni funzionari della polizia inglese del Cambridgeshire. Neanche la Rahman si è presentata da sola, in quanto ha potuto contare sulla presenza di due suoi avvocati di fiducia.

L’interrogatorio è durato un’ora e un quarto e, da quanto si evince da un comunicato ufficiale della Procura di Roma, “la docente, che resta persona informata sui fatti e non indagata, ha accettato di rispondere a tutte le domande”. Nonostante l’avvenuto incontro, tuttavia, le risposte della tutor non devono essere parse soddisfacenti al pm italiano.

La procura: sequesto utile a fare chiarezza

E oggi infatti la procura ha chiesto e ottenuto che venisse perquisito l’appartamento della Abdel Rahman a Cambridge, dal quale sono stati portati via flash drive e hard disk esterni, oltre a computer, schede sim e cellulari. I device, congiuntamente ad alcuni documenti considerati utili al corretto svolgimento delle indagini, saranno analizzati nei prossimi giorni dagli investigatori al fine di “fare definitiva chiarezza, in modo univoco ed oggettivo, sul ruolo della professoressa nei fatti di indagine”.

Intanto si è fatta più morbida anche la posizione del prestigioso ateneo britannico, che fino ad ora si era dimostrato poco incline a collaborare. L’università ha voluto fare anche di più di quello che nei mesi scorsi le era stato chiesto dalla Procura di Roma, e ha quindi congelato e messo a disposizione degli investigatori italiani l’intera posizione informatica della docente. Fino a ieri le e-mail di lavoro e i file condivisi dalla tutor erano ancora inaccessibili all’autorità giudiziaria. Da oggi non più.

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