Referendum Lombardia e Veneto: vince il sì

By | 23 Ottobre 2017

Si sono tenuti ieri i referendum consultivi nelle regioni della Lombardia e del Veneto; i cittadini sono stati chiamati alle urne per esprimersi in merito al regionalismo differenziato, ossia “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” (Articolo 116 della Costituzione).

In particolare il Veneto chiede competenza su 23 materie e di incassare nove decimi delle tasse, che ammontano a circa 25 miliardi in più come dichiarato dal governatore Luca Zaia, mentre la Lombardia su 20, tra cui il coordinamento della finanza pubblica e tributario, lavoro, energia, infrastrutture e protezione civile.

I risultati sono stati eclatanti: in Veneto l’affluenza ha sfiorato il 60% con una percentuale del 98,1% che ha manifestato la volontà di maggiore autonomia.

Qualche problema sui conteggi si è verificato invece in Lombardia. Qui è stata introdotta in via sperimentale la modalità di voto elettronico. I cittadini hanno trovato all’interno delle urne elettorali una sorta di tablet tramite cui esprimere la propria preferenza; dopo lo scrutinio del 95% delle sezioni si sono però registrati problemi nella  fase di riversamento dei dati delle rimanenti voting machine. Nel momento in cui si scrive non si ha ancora un dato preciso dell’affluenza, stimata a poco meno del 40%.

Un’altra ombra gettata sul referendum riguarda i costi. La Lombardia ha speso 50 milioni di euro, di cui 24 per il voto elettronico; più morigerato il Veneto che ha investito “solo” 14 milioni. Cifre da capogiro, se si pensa che la consultazione non diventerà subito fattuale, ma dovrà in tutti i casi passare dal tavolo delle trattative del Governo e trasformarsi poi in una proposta di legge che dovrà ottenere la maggioranza assoluta in entrambe le Camere.

Senza contare che per avviare il dialogo con il Governo non era necessario indire un referendum: l’Articolo 116 della Costituzione prevede infatti che ogni regione possa avanzare richieste di questo tipo, esattamente come sta facendo l’Emilia-Romagna, senza spendere milioni di euro, lo ricordiamo, di fondi pubblici.

 

 

 

 

 

 

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