Autobomba a Bengasi: almeno 33 morti

By | 24 Gennaio 2018

Sale il  bilancio delle vittime causate dall’esplosione di due autobombe a Bengasi: nella giornata di ieri la città libica è stata cruento teatro di due deflagrazioni, una attorno alle 20,20, ora locale, e l’altra alle 21. I fedeli stavano uscendo dalla moschea Baiat al Ridwan, nel quartiere di Al Salmani, non lontano dalla zona portuale che sembra essere ancora quartier generale degli integralisti.

Inizialmente l’intelligence aveva comunicato la morte di 7 persone e 20 feriti, ma i numeri si stanno rapidamente moltiplicando: al momento il bilancio è di 33 morti e oltre 70 feriti.

La polizia ha subito isolato il luogo dell’attentato, ma il secondo ordigno è riuscito a colpire anche un’ambulanza arrivata per le operazioni di primo soccorso.

Si tratterebbe, secondo le fonti, di un attentato con matrice terroristica. La città della Cirenaica infatti, da oltre tre anni, fa da scenario a un perpetuo e violento conflitto tra l’esercito del generale Khalifa Haftar e gli integralisti islamici. Le forze di Haftar hanno più volte affermato di aver messo fuori gioco il pericolo integralista, nonostante gli attentati nei pressi delle moschee siano drammaticamente continuati, seppur con minor frequenza dal 2014. Dal rovesciamento del regime di  Muammar Gheddafi la Libia sembra non riuscire a ritrovare la pace, divisa tra due governi sostenuti da milizie e tribù rivali.

Proprio ad una coalizione di milizie integralisti, lo Shura Council of Benghazi Revolutionary, si deve l’esplosione delle due autobombe. Lo Shura Council comprende Ansar al-Sharia, la brigata 17 Febbraio, la brigata Rafallah al-Sahati e altri gruppi terroristici.

Tra le persone coinvolte ci sarebbero, secondo il portavoce della Direzione di Sicurezza, Tareq al Kazar, alti vertici della sicurezza di Bengasi. Sarebbe rimasto ferito Almahdi Al Falah, a capo dell’Intelligence Department, Internal Security e State Security, insieme a Belkasim Al Obaidi del Direttorato della Sicurezza cittadina. Sarebbe morto, invece, Ahmed Alfaytori, capo del Dipartimento delle Unità Investigative.

 

 

 

 

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